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LEGISLAZIONE DEI PROMOTORI FINANZIARI

La figura nasce dal tentativo del Legislatore di rimediare al Far West che c'era, ma a cosa corrisponda esattamente questa figura non è ancora chiaro.

Quello che è poco chiaro è se sia un consulente od un venditore: se fosse un consulente dovrebbe essere un libero professionista che si muove in assoluta indipendenza, invece per la legge deve lavorare per una sola società con le conseguenze del caso (in realtà ci sono società che permettono di collocare prodotti finanziari emessi dagli altri soggetti, però ci sono anche quelle che obbligano il Promotore a collocare solo prodotti gestiti da loro).

Se fosse un semplice venditore non si capirebbe perchè esista un albo professionale come quello dei Promotori Finanziari, con quello che comporta in termini di pagamento dei contributi dopo aver superato gli esami della Consob, come se ci fosse un albo professionale dei venditori di enciclopedie.

Soprattuto c'è da dire che chiunque può fare l'assicuratore, senza albi, senza esami, senza limitazioni legate alla fedina penale e senza capire niente della materia di cui si occupa.

Sui Promotori vigila la CONSOB a cui, fra l'altro, venne rifilato dal Legislatore il ruolo di impedire che i Promotori stessi consiglino i clienti.

Così è stato prima della MIFID che ha trasformato (ed elevato) il servizio di consulenza da accessorio a quello principale.

Storicamente non è stato nemmeno così, ed il modello pre-Mifid era quasi surreale.

In buona sostanza, si poteva chiedere ad un Promotore Finanziario quale tipo di fondo comune fosse più adatto alle proprie esigenze.

Ma chiedere consigli, ad esempio, sulle azioni, significava metterlo in una situazione delicata, perchè tecnicamente NON POTEVA FARE CONSULENZA in senso stretto.

Un macellaio, come un edicolante, come un barista vi può dare consigli sul tema, cosa che venne interdetta ai Promotori (cioè, per coerenza, venne vietato solo ai soggetti che hanno superato gli unici esami professionali su materie finanziarie legalmente riconosciuti ).

Con la Mifid la richiesta di autorizzazione per proporre consulenze spetta alle imprese di investimento.

Fatto questo, per poter prestare questo servizio al Promotore basta avere i requisiti per accedere all'albo di cui fa già parte.

In Italia è in corso d'opera la legislazione inerente i consulenti finanziari (nel Regno Unito li chiamano Indipendent Financial Advisors).

Questa figura consiglia ciò che a suo giudizio è più adatto al cliente, tenendo conto della sua situazione personale ed il cliente paga la parcella.

Se poi i risultati sono sgraditi il cliente cambia consulente.

Quanto successo possa avere qui è controverso anche perché così il cliente paga due tipi di commissione: quella al consulente e quelle dei prodotti finanziari utilizzati.

E' poco realistico che gli italiani accettino di pagare una doppia commissione così trasparente (mentre storicamente hanno pagato un maremoto di doppie commissioni in prodotti bancari di trasparenza inesistente ).

Anche post Mifid restano delle ambiguità nella figura dei promotori, in sostanza:

A) Per le società sono dei venditori, a cui è attribuito un budget da realizzare ma, soprattutto, essendo pagati in provvigioni solo sul "venduto" è ovvio che debbono guardare anche a quello, per arrivare a fine mese.

B) I clienti diffidano imputandogli l'essere dei venditori interessati e non dei consulenti indipendenti.

Per contro, nel post Mifid i promoter possono sia prestare consulenza che proporre direttamente strumenti finanziari, con il risultato di poter fare tutto quello che possono fare i consulenti indipendenti ma anche altro che questi ultimi non possono fare.

Poi, al solito, la differenza la fanno le persone.

Per inciso, sulla necessità di essere attendibili i promotori sono sempre stati pressati dal tipo di prodotti collocati.

Poichè, ad esempio, sui fondi comuni pesano più le commissioni di gestione (quelle pagate anno per anno) rispetto a quelle di ingresso.

C'è una differenza forte rispetto ai prodotti assicurativi per i quali l'interesse di chi li colloca di fatto è prendere i soldi e scappare.

In sostanza: se faccio l'assicuratore di norma il mio interesse è far firmare il cliente ed AMEN se un anno dopo è pentito.

Del resto, se si leggono termini presenti nelle polizze come "riscatto" è difficile non pensare ad un rapimento, visto che i vostri soldi sono tenuti in ostaggio.

Poi ci sono altri termini come "premio" che hanno il pregio di evidenziare subito chi è che comanda: intanto voi la premiate, poi si vedrà , per lasciare stare termini come "caricamento" che hanno un sapore vagamente osceno.

Per strumenti come i fondi comuni è diverso perchè essendo strumenti ben più liquidabili per il Promotore Finanziario è un problema serio se il cliente si pente, perché si perde la quota di commissioni di gestione che gli viene attribuita, insomma è la natura dei prodotti collocati che riduce il conflitto di interesse venditore/potenziale acquirente, non certo il fatto che i promotori siano buoni e gli assicuratori cattivi.

Nota: peraltro, mentre gli assicuratori non sono autorizzati al collocamento di certi prodotti finanziari, i promotori hanno campo molto più libero e sono autorizzatissimi a collocare prodotti assicurativi, sempre che, s'intende, la società per cui lavorano lo permetta.

Aggiungo che un nemico vero di questa figura sono le banche, a cui sarebbe piaciuta l'abolizione dell'Albo, in modo che pure chi non ha neanche una vaga idea di cosa sia il mercato finanziario (vale a dire una parte importante dei dipendenti delle banche) possa promuovere ogni prodotto finanziario senza problemi.

Dico nemico perchè comunque quegli esami restano un elemento di credibilità della categoria e, se non altro, li distinguono dagli assicuratori, giacchè tutti, ma proprio tutti, posso diventare tali dall'oggi al domani e vendervi una polizza, vale a dire un contrato oneroso e vincolante avente come oggetto un argomento lieve lieve come il vostro futuro.